“Anche voi alla stessa stregua delle altre testate giornalistiche. Francamente per me è una delusione per la stima che nutro per il pittacino. Articoli postati per sentito dire senza la necessaria documentazione dei fatti. Oggetto: cori razzisti allo stadio. Innanzi tutto è successo a Sogliano e non a Nardò. Poi date spazio ad un lettore anonimo e vaneggiante piuttosto che sentire le parti in causa, cioè Nardò calcio e tifoseria, entrambi rintracciabili in cotanta sede, e ad un sindaco superficiale che non si è neanche informato dei fatti”.
Proposta:
Nella rubrica "opinione della settimana" propongo di trattare il tema del giornalismo anonimo, superficiale ed arruffone come quello fatto dal giornalista della gazzetta del Mezzogiorno che ha scatenato un putiferio mediatico e gettato fango gratuito addosso alla città aggrappandosi ad uno scoop di argilla. Il razzismo fa "audience" prova ne sia il risalto data alla vicenda, poco importa se a scapito di una tifoseria sempre corretta e molto vicina alla città(feste patronali, cuore amico etc.etc). I veri razzisti sono le persone come l'utopista che scrivono articoli del cavolo.Per non parlare del nostro sindaco che è andato dietro al polverone senza nemmeno documentarsi. E purtroppo il Pittacino non è uscito fuori dal coro.
Con intatta stima e con il desiderio di cui sopra.
Fernando Pero e la tifoseria del Nardò tutta.
Accogliamo la sua proposta e apriamo le danze.
Pare che allo stadio di Sogliano domenica scorsa non ci sia stato alcun coro razzista. Ben due giorni dopo, apprendiamo dalla tifoseria neretina che è stata tutta una montatura dei mass media.
Di questa montatura saremmo rimasti vittima anche noi de il Pittacino che abbiamo riportato l’articolo con cui il sindaco di Nardò stigmatizzava l’accaduto e quello di un semplice tifoso che, a suo dire, era lì durante la partita e voleva dimostrare la sua condanna ai cori razzisti.
Se così è stato, noi non abbiamo problemi a fare ammenda delle nostre responsabilità, anche se, risulta veramente difficile trovare un motivo di complicità in una vicenda giornalistica che non abbiamo neanche sfiorato. Riportare in quel momento la voce del sindaco di Nardò dopo tutto il putiferio che era scoppiato su giornali e Tv, è apparso doveroso e indispensabile a salvaguardare la dignità dell’intera cittadinanza messa alla berlina, a prescindere dalla verità dei fatti.
E’ vero che allo stadio non c’eravamo ma tutta la “montatura” del caso sembrava più che sufficiente per dare spazio alla doverosa reazione del sindaco e del tifoso, anche perché, fino a oggi, Martedì 11 ore 17.02, nessuno della tifoseria si era fatto vivo (almeno con noi) per smentire i fantomatici cori. Quindi, se c’è un vero responsabile in tutto questo, è colui che avrebbe dovuto dare, con la stessa diligenza che sta usando oggi, la smentita all’articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì.
Noi, invece, caro sig. Fernando Pero, altro non avevamo che il dovere di dare la possibilità al primo cittadino, che rappresenta tutti noi, di prendere le distanze da quelle manifestazioni razziste che coinvolgevano l’intera città, nonostante l’estraneità ai fatti contestati.
Purtroppo o per fortuna, caro amico Fernando, l’informazione a volte non è così semplificata come la vuol vedere lei. Nella fretta moderna la notizia che si legge subito è quella che passa per verità, anche se dopo ci saranno mille smentite. La tempestività la gioca da padrona (e c’è chi ha costruito un impero su questa velocità e superficialità informativa).
Chi conosce questi meccanismi sa anche come contrastarli, intervenendo, intanto, col tappare la falla più grande che si è creata, impedendo, nel nostro caso, che un’intera città faccia la figura di razzista mentre prende una medaglia d’oro proprio per l’accoglienza. Se permette, questa era la prima e più importante cosa da fare, per contrastare immediatamente, quella messinscena mediatica che lei dice essere stata montata dal giornalista della Gazzetta.
Quindi, bisognava subito ostacolare la figura di razzisti che stavamo facendo: ed ha fatto bene il sindaco a scagliarsi immediatamente contro; sarà servito, anche se i cori non ci sono mai stati, a far capire come la pensiamo a tutti quelli che hanno letto la Gazzetta del Mezzogiorno.
Un tifoso che ci ha scritto si è dissociato stigmatizzando il comportamento dei suoi compari: e questo avvalorava la veridicità di quanto veniva contestato alla tifoseria neretina.
Un dirigente della squadra avversaria confermava tutto quello che l’articolo riportava.
La tifoseria neretina restava, nel frattempo, senza parole, facendo appellare il lettore (e anche noi) a quello che, anche nella pratica giuridica, viene definito ‘silenzio-assenso’.
Inoltre, considerata la complessità della vicenda e la difficoltà di appurare la veridicità dei fatti (che, come vede, pare si chiariscano solo ora), lei avrebbe fatto meglio ad astenersi dal dare giudizi su campi diversi da quello verde del pallone, perché in quest’altro campo, le assicuro, i colori sono tanti e tali che neanche gli addetti ai lavori spesso riescono a trovare la tavolozza giusta: immaginiamoci chi si fa incastrare in una vicenda di razzismo pur essendo incolpevole. (Angelo Papadia)
Proposta:
Nella rubrica "opinione della settimana" propongo di trattare il tema del giornalismo anonimo, superficiale ed arruffone come quello fatto dal giornalista della gazzetta del Mezzogiorno che ha scatenato un putiferio mediatico e gettato fango gratuito addosso alla città aggrappandosi ad uno scoop di argilla. Il razzismo fa "audience" prova ne sia il risalto data alla vicenda, poco importa se a scapito di una tifoseria sempre corretta e molto vicina alla città(feste patronali, cuore amico etc.etc). I veri razzisti sono le persone come l'utopista che scrivono articoli del cavolo.Per non parlare del nostro sindaco che è andato dietro al polverone senza nemmeno documentarsi. E purtroppo il Pittacino non è uscito fuori dal coro.
Con intatta stima e con il desiderio di cui sopra.
Fernando Pero e la tifoseria del Nardò tutta.
Accogliamo la sua proposta e apriamo le danze.
Pare che allo stadio di Sogliano domenica scorsa non ci sia stato alcun coro razzista. Ben due giorni dopo, apprendiamo dalla tifoseria neretina che è stata tutta una montatura dei mass media.
Di questa montatura saremmo rimasti vittima anche noi de il Pittacino che abbiamo riportato l’articolo con cui il sindaco di Nardò stigmatizzava l’accaduto e quello di un semplice tifoso che, a suo dire, era lì durante la partita e voleva dimostrare la sua condanna ai cori razzisti.
Se così è stato, noi non abbiamo problemi a fare ammenda delle nostre responsabilità, anche se, risulta veramente difficile trovare un motivo di complicità in una vicenda giornalistica che non abbiamo neanche sfiorato. Riportare in quel momento la voce del sindaco di Nardò dopo tutto il putiferio che era scoppiato su giornali e Tv, è apparso doveroso e indispensabile a salvaguardare la dignità dell’intera cittadinanza messa alla berlina, a prescindere dalla verità dei fatti.
E’ vero che allo stadio non c’eravamo ma tutta la “montatura” del caso sembrava più che sufficiente per dare spazio alla doverosa reazione del sindaco e del tifoso, anche perché, fino a oggi, Martedì 11 ore 17.02, nessuno della tifoseria si era fatto vivo (almeno con noi) per smentire i fantomatici cori. Quindi, se c’è un vero responsabile in tutto questo, è colui che avrebbe dovuto dare, con la stessa diligenza che sta usando oggi, la smentita all’articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì.
Noi, invece, caro sig. Fernando Pero, altro non avevamo che il dovere di dare la possibilità al primo cittadino, che rappresenta tutti noi, di prendere le distanze da quelle manifestazioni razziste che coinvolgevano l’intera città, nonostante l’estraneità ai fatti contestati.
Purtroppo o per fortuna, caro amico Fernando, l’informazione a volte non è così semplificata come la vuol vedere lei. Nella fretta moderna la notizia che si legge subito è quella che passa per verità, anche se dopo ci saranno mille smentite. La tempestività la gioca da padrona (e c’è chi ha costruito un impero su questa velocità e superficialità informativa).
Chi conosce questi meccanismi sa anche come contrastarli, intervenendo, intanto, col tappare la falla più grande che si è creata, impedendo, nel nostro caso, che un’intera città faccia la figura di razzista mentre prende una medaglia d’oro proprio per l’accoglienza. Se permette, questa era la prima e più importante cosa da fare, per contrastare immediatamente, quella messinscena mediatica che lei dice essere stata montata dal giornalista della Gazzetta.
Quindi, bisognava subito ostacolare la figura di razzisti che stavamo facendo: ed ha fatto bene il sindaco a scagliarsi immediatamente contro; sarà servito, anche se i cori non ci sono mai stati, a far capire come la pensiamo a tutti quelli che hanno letto la Gazzetta del Mezzogiorno.
Un tifoso che ci ha scritto si è dissociato stigmatizzando il comportamento dei suoi compari: e questo avvalorava la veridicità di quanto veniva contestato alla tifoseria neretina.
Un dirigente della squadra avversaria confermava tutto quello che l’articolo riportava.
La tifoseria neretina restava, nel frattempo, senza parole, facendo appellare il lettore (e anche noi) a quello che, anche nella pratica giuridica, viene definito ‘silenzio-assenso’.
Inoltre, considerata la complessità della vicenda e la difficoltà di appurare la veridicità dei fatti (che, come vede, pare si chiariscano solo ora), lei avrebbe fatto meglio ad astenersi dal dare giudizi su campi diversi da quello verde del pallone, perché in quest’altro campo, le assicuro, i colori sono tanti e tali che neanche gli addetti ai lavori spesso riescono a trovare la tavolozza giusta: immaginiamoci chi si fa incastrare in una vicenda di razzismo pur essendo incolpevole. (Angelo Papadia)
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