Riportiamo la risposta di Fernando Pero all'opinione della settimana, invitando i lettori ad usare questo blog de il Pittacino per evitare di far diventare troppo lunga la finestra opinioni del sito.
Innanzitutto grazie per aver accolto la mia/nostra richiesta.
Leggendo la risposta però mi accorgo di alcune imperfezioni.
Alcune oggettive e quindi inconfutabili perché dati di fatto, altre personali e quindi opinabili.
Mi spiego: la lettera dell’utopista senza bava, con tutti i denti, docciato, pallido ma unto dal signore e in preda ai conati di vomito è abbastanza chiara: lui non c’era a Sogliano. Alla pari di molti si è fidato dell’articolo del giornale. Lui immagina, lui è anonimo, lui non è presente, ma è sufficiente a fargli trovare spazio nei portali internet cittadini, pur dichiarando cose gravissime. Caro Angelo, lui non era lì, lui non ha ascoltato alcun coro razzista. Quel coro razzista glielo ha passato il giornale. Quindi puro vangelo.
Pur non essendo addentro ai meccanismi di questo mondo, io colgo la complicità nel momento in cui la notizia viene postata. Non ve ne sto facendo una colpa. Dico che è un sistema poco corretto dal punto di vista dell’etica. Possibile che nessuno possa mettere in discussione un argomento così scottante ed ascoltare l’altra campana? Va bè, è un discorso troppo ampio.
Il sindaco per il ruolo che riveste fa bene a stigmatizzare l’accaduto, ci mancherebbe altro, ma a margine del comunicato scrivere di riservarsi di conoscere a fondo gli accadimenti proprio no?
Altra considerazione: scrivi che non ci siamo fatti vivi col Pittacino per smentire.
Caro Angelo: l’articolo è uscito sulla gazzetta del mezzogiorno il Lunedì mattina, con già le smentite dell’addetto stampa della Nuova Nardò calcio Sig. Antonio Obbiettivo. Il tempo di leggere e di preparare il comunicato come tifosi e divulgarlo nella stessa giornata.
Come può prodursi il silenzio assenso? Come potevamo già prendere le distanze sul giornale il lunedì mattina?
Perché dovevamo farci vivi col Pittacino? Forse siamo stati interpellati la prima volta?
Quelle stesse fonti (internet e tv) dalle quali avete attinto la prima notizia, perché alla smentita sono state ignorate?
Diciamo la verità: le smentite dei bavosi, scangati, sudati e paonazzi sono un “trunetto” di fronte alla “bomba tomica” del razzismo. Per intenderci: sono sicuro che il Pittacino non ci guarda con quell’abito, ma purtroppo ci sono tanti utopisti, ed io aggiungo primi veri razzisti.
Quanta ipocrisia nella mia povera Nardò.
Sai quanti (riferito ai lettori non a te) accendini ho a casa pur non essendo un fumatore? Li compro per dare l’opportunità a tutti i senegalesi e commercianti africani che entrano nel Club Fedelissimi di comprarsi un pezzo di pane. Sai quanti soci si comportano come me? Quasi tutti! Ed un caffè ed una bibita sono il minimo contorno.
Non dovrei dirlo per la dignità della persona, ma chiedo scusa se lo faccio perché gli eventi ci hanno travolto. Racconto di un fatto che riguarda un ragazzo senegalese habitué del Club Fedelissimi, guarda caso anche lui Mamadou di nome. Ebbene l’anno scorso è diventato padre di una bella bambina, ma la moglie era a Dakar e non aveva la possibilità di andarla a trovare.
Al Club Fedelissimi facemmo una colletta per pagargli il biglietto d’aereo. Ci ringraziò con le lacrime agli occhi.
DOVEVAMO FARE L’ARTICOLO E MANDARLO ALLA GAZZETTA?
Potevamo farlo, ma il nostro cuore è grande quanto la nostra umiltà e il nostro senso di accoglienza, che la stampa voglia crederci o no. E nel nostro cuore c’è un bene per questa città che gli ipocriti utopisti neanche immaginano. Caro Angelo noi non siamo compari di questa gente.
Mamadou i giorni che ci viene a trovare ha un sorriso da un orecchio all’altro. Poco ci manca che gli consegniamo le chiavi del sodalizio.
Un ultima considerazione: mi sono permesso di avere una considerazione di basso profilo sul giornalista anonimo autore dell’articolo perché mi piace filtrare quanto leggo attraverso l’intelletto e il senso critico, cosa che purtroppo molti non fanno e ahimè fra loro molti miei concittadini.
Mio nonno (paraisu) li chiamerebbe “Mbaccafeddrhe”. Questo lo sconcerto per questo caso sgonfiato. Ma come dice lei caro Angelo, c’è chi su questo passaggio ha costruito un impero.
Meditate gente, meditate…
Fernando Pero
Leggendo la risposta però mi accorgo di alcune imperfezioni.
Alcune oggettive e quindi inconfutabili perché dati di fatto, altre personali e quindi opinabili.
Mi spiego: la lettera dell’utopista senza bava, con tutti i denti, docciato, pallido ma unto dal signore e in preda ai conati di vomito è abbastanza chiara: lui non c’era a Sogliano. Alla pari di molti si è fidato dell’articolo del giornale. Lui immagina, lui è anonimo, lui non è presente, ma è sufficiente a fargli trovare spazio nei portali internet cittadini, pur dichiarando cose gravissime. Caro Angelo, lui non era lì, lui non ha ascoltato alcun coro razzista. Quel coro razzista glielo ha passato il giornale. Quindi puro vangelo.
Pur non essendo addentro ai meccanismi di questo mondo, io colgo la complicità nel momento in cui la notizia viene postata. Non ve ne sto facendo una colpa. Dico che è un sistema poco corretto dal punto di vista dell’etica. Possibile che nessuno possa mettere in discussione un argomento così scottante ed ascoltare l’altra campana? Va bè, è un discorso troppo ampio.
Il sindaco per il ruolo che riveste fa bene a stigmatizzare l’accaduto, ci mancherebbe altro, ma a margine del comunicato scrivere di riservarsi di conoscere a fondo gli accadimenti proprio no?
Altra considerazione: scrivi che non ci siamo fatti vivi col Pittacino per smentire.
Caro Angelo: l’articolo è uscito sulla gazzetta del mezzogiorno il Lunedì mattina, con già le smentite dell’addetto stampa della Nuova Nardò calcio Sig. Antonio Obbiettivo. Il tempo di leggere e di preparare il comunicato come tifosi e divulgarlo nella stessa giornata.
Come può prodursi il silenzio assenso? Come potevamo già prendere le distanze sul giornale il lunedì mattina?
Perché dovevamo farci vivi col Pittacino? Forse siamo stati interpellati la prima volta?
Quelle stesse fonti (internet e tv) dalle quali avete attinto la prima notizia, perché alla smentita sono state ignorate?
Diciamo la verità: le smentite dei bavosi, scangati, sudati e paonazzi sono un “trunetto” di fronte alla “bomba tomica” del razzismo. Per intenderci: sono sicuro che il Pittacino non ci guarda con quell’abito, ma purtroppo ci sono tanti utopisti, ed io aggiungo primi veri razzisti.
Quanta ipocrisia nella mia povera Nardò.
Sai quanti (riferito ai lettori non a te) accendini ho a casa pur non essendo un fumatore? Li compro per dare l’opportunità a tutti i senegalesi e commercianti africani che entrano nel Club Fedelissimi di comprarsi un pezzo di pane. Sai quanti soci si comportano come me? Quasi tutti! Ed un caffè ed una bibita sono il minimo contorno.
Non dovrei dirlo per la dignità della persona, ma chiedo scusa se lo faccio perché gli eventi ci hanno travolto. Racconto di un fatto che riguarda un ragazzo senegalese habitué del Club Fedelissimi, guarda caso anche lui Mamadou di nome. Ebbene l’anno scorso è diventato padre di una bella bambina, ma la moglie era a Dakar e non aveva la possibilità di andarla a trovare.
Al Club Fedelissimi facemmo una colletta per pagargli il biglietto d’aereo. Ci ringraziò con le lacrime agli occhi.
DOVEVAMO FARE L’ARTICOLO E MANDARLO ALLA GAZZETTA?
Potevamo farlo, ma il nostro cuore è grande quanto la nostra umiltà e il nostro senso di accoglienza, che la stampa voglia crederci o no. E nel nostro cuore c’è un bene per questa città che gli ipocriti utopisti neanche immaginano. Caro Angelo noi non siamo compari di questa gente.
Mamadou i giorni che ci viene a trovare ha un sorriso da un orecchio all’altro. Poco ci manca che gli consegniamo le chiavi del sodalizio.
Un ultima considerazione: mi sono permesso di avere una considerazione di basso profilo sul giornalista anonimo autore dell’articolo perché mi piace filtrare quanto leggo attraverso l’intelletto e il senso critico, cosa che purtroppo molti non fanno e ahimè fra loro molti miei concittadini.
Mio nonno (paraisu) li chiamerebbe “Mbaccafeddrhe”. Questo lo sconcerto per questo caso sgonfiato. Ma come dice lei caro Angelo, c’è chi su questo passaggio ha costruito un impero.
Meditate gente, meditate…
Fernando Pero
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