martedì 27 gennaio 2009

Giornata della Memoria e ipocrisia


La storia è fatta di memoria e nessun percorso umano può sognare il futuro senza avvalersi del passato.
La memoria storica non sta in qualche vecchio cassetto da aprire quando si è in preda alla nostalgia ma è un’essenza del presente, perché ha permesso il presente.
In questo senso, nel cammino delle società la catalogazione temporale delle varie epoche resta solo una differenziazione didattica .
Il senso degli accadimenti e la sostanza storica permangono immutati fino al presente condizionando anche il futuro.
Quando questo non accade il meccanismo evolutivo dell’uomo s’inceppa ma basta appellarsi al ricordo degli eventi e alla loro oggettività storica per rimettere in carreggiata l’umanità.
Il revisionismo storico che ha insidiato e continua ad insidiare il ricordo di una delle tragedie più esecrabili della storia dell’umanità ad altro non mira che ad inceppare questo cammino spontaneo verso la pace e la fratellanza dei popoli che abitano la terra.
La Memoria diventa un elemento determinante per scongiurare gli orrori del passato ma non potrebbe contenere alcuna valenza se dovesse restare confinata alla pura commiserazione delle vittime, senza tramandare il significato della tragedia nei suoi termini opposti: cioè la ricerca dell’insegnamento.
Cosa ha insegnato alle generazioni future l’olocausto? Cosa evoca quella tragedia? Quale sostegno può costituire la memoria di tanta barbarie?
Ogni uomo reagisce secondo la propria coscienza e la propria sensibilità dinnanzi all’orrore ma chi rappresenta e guida i popoli nel loro cammino ha il dovere di coniugare quella tragedia col suo reale significato che è il sacrificio pagato da un solo popolo per essere da monito a tutti gli altri.
E’ il sacrificio dell’insegnamento della pace e della fratellanza dei popoli, lontano da ogni pratica dell’odio, della vendetta, dell’egoismo settario, dell’arroganza della forza, della presunzione di supremazia.
Se l’olocausto ha insegnato o avrebbe dovuto insegnare tutto questo, non c’è migliore occasione per onorare quelle vittime se non la condanna di ogni situazione simile persistente sulla terra, ai danni di qualche popolo segregato, violentato, occupato, umiliato; ovunque esso abiti: in Africa, in Palestina, nello Sri Lanka, e in ogni luogo dove si dimentica che “il sonno della ragione genera sempre grandi mostri” (P. Calamandrei).
Celebrare la Giornata della Memoria facendo finta che nulla stia accadendo nei territori intorno ai discendenti di quelle vittime, anche se ci s’ingrazia il governo d’Israele non si rende omaggio e onore al popolo ebraico e ai suoi martiri… che saranno morti per nulla.
Il modo peggiore per dimostrare amicizia, comunanza e fratellanza è certamente l’ipocrisia nel nascondere o attenuare la protesta e lo sdegno per le azioni riprovevoli, specialmente quando a rendersene responsabili sono i governi di coloro che consideriamo il simbolo dell’insegnamento storico dell’esatto contrario. (angelo papadia)

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