sabato 19 settembre 2009

Il Consiglio di Antonio e Giovanni



Uno storico consiglio comunale quello di stasera a Palazzo Personè dove bisognava farsi a sardine per assistere alla seduta più attesa di questi ultimi anni. Le vicende di crisi che hanno tenuto banco sui giornali per tutta l’estate sono state vissute sempre in maniera indiretta quasi teatralmente rappresentata, più come una commedia brechtiana che come una vera e propria crisi amministrativa.La punta dell’iceberg della tensione polemica era questo appuntamento, che non ha tradito le aspettative. Tutti gli interventi meriterebbero l’onore della cronaca ma poi si rischierebbe di perdere il nocciolo della questione. E il nocciolo era la fine di una era: quella che ha segnato il sodalizio fra Città Nuova e il sindaco Vaglio. Tutti gli altri tentativi di spersonalizzare la vicenda ‘riducendola’ ad un fatto politico, non renderebbero chiarezza. Benché si siano tirate in ballo diverse e complesse azioni gestionali o artifizi amministrativi (che qualcuno insiste a chiamare programmi) il punto critico della vicenda si arrovella intorno al rapporto umano e personale fra Gastone e il Capodiavolo, al secolo, rispettivamente, Antonio Vaglio e Giovanni Siciliano.Il primo ha confermato la sua buona fortuna, riuscendo a sopravvivere al più insidioso terremoto politico degli ultimi 20 anni, il secondo la sua fama di fine e diabolico manovratore, intelligente e superacuto fino al punto da rischiare di dribblare se stesso e tutta la sua stessa squadra, che, per ora, è l’unica ad aver subito ben quattro gol.Di dietrogie e fantasie se ne potrebbero collezionare a iosa ma solo i protagonisti e le vittime di questa vicenda possono essersi fatto un’idea di questo fulmine a ciel sereno.E l’idea non potrebbe essere che una: Antonio e Giovanni hanno rotto il giocattolino e tutti gli altri hanno solo cavalcato la tigre di pezza che nel frattempo era stata snobbata dai due contendenti di sempre. Dietro le grandi amicizie spesso s’insidiano enormi competizioni, utili finchè non diventano scomode. E’ la scomodità ha giocato il ruolo più importante in questa crisi snervante venuta da lontano, da molto lontano, da tempi inimmaginabili.Nel rispetto dello stile epico brechtiano della commedia inscenata quest’estate, continuiamo a snaturare gli eroi, per metterli a nudo e farli giudicare da un pubblico che deve smetterla, una volta per tutte, di farsi ipnotizzare dal regista e dalla scenografia, per liberarsi nella visione reale e distinta degli attori, dei protagonisti e delle comparse. Alle 23:45 ancora si parla e ci si mette in mostra, si attende l’elezione di Fracella, si disamina la crisi, le si assegnano significati strampalati, se ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e c’è persino chi confida in una pace da ‘libro cuore’ ma giusto per togliersi dall’imbarazzo incombente che lo ha precettato a scrivere il nome di Fracella su quel maledetto foglietto bianco. Tutti si sentono protagonisti della serata. Non hanno ancora capito che, questa sera, in questo consiglio, ci sono solo Antonio e Giovanni, due ex amici.-----Tutto il companatico l’abbiamo già ampiamente scritto in questi mesi. Da domani si cambierà registro ma, già dopo un’ora di Consiglio, si respirava tutta l’adrenalina ormai sfogata. Chi fa politica ha il pelo ben sviluppato sullo stomaco. Noi, poveri mortali, saremo invece condannati a sentire sempre quel solito conato. (ap).

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